Gruppo di lavoro sui rifiuti

"Il riciclaggio dei rifiuti è garanzia di sostenibilità"

Rassegna stampa

I principali articoli sul tema riportati dal quotidiano locale, L’Arena.


Domenica 07 Dicembre 2008 CRONACA, pagina 20

CA’ DEL BUE. Incontro in Circoscrizione organizzato dal Gruppo di lavoro sui rifiuti

«No all’inceneritore, sì al processo a freddo»


ANCHE I CITTADINI DI SAN MICHELE CONTRARI ALLA TRASFORMAZIONE IN TERMOVALORIZZATORE


No all’inceneritore di Cà del Bue. A sostenerlo, dopo la contrarietà dell’amministrazione comunale di Giovanni Lupatoto, sono anche gli abitanti del quartiere di San Michele Extra presenti numerosi ad un convegno organizzato nella sede della Circoscrizione dal Gruppo di lavoro sui rifiuti a cui hanno aderito i gruppi consiliari della provincia dell’Italia dei Valori, Sinistra arcobaleno, Pdci, Rc, Sinistra democratica, Verdi e i rappresentanti di Legambiente-Italia Nostra e gli amici di Beppe Grillo di Verona.Un incontro molto partecipato in cui si è ribadita la netta contrarietà alla trasformazione dell’impianto di Cà del Bue in termovalorizzatore che implica la combustione dei rifiuti urbani nei forni a griglia. Una valida alternativa all’inceneritore, ha spiegato nella sua relazione la responsabile del centro riciclaggio di Vedelago Carla Poli, potrebbe essere l’impianto dei rifiuti a trattamento a freddo già in funzione da diversi anni nella cittadina in provincia di Treviso. La relatrice ha indicato con un filmato la filosofia del riciclo, la tecnologia e il risparmio economico ed ambientale rispetto all’inceneritore che si vuole installare a Cà del Bue.«Un impianto che arriva a riciclare fino a 97 per cento del rifiuto secco, oltre ad essere molto meno inquinante e ad avere una tecnologia meno dispendiosa», ha spiegato Carla Poli, «consente il recupero di quasi tutti i materiali a beneficio della salute della popolazione. Un impianto che funziona in provincia di Treviso da parecchi anni e in altre nazioni tra cui in Israele dove è stato progettato e realizzato da una società di Tel Aviv».Molto critica sulla possibilità di realizzare l’inceneritore a Cà del Bue anche il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori Marisa Velardita la quale ha sottolineato come lo smaltimento dei rifiuti sia un tema molto sentito dalla cittadinanza. Nel 2004, ha detto la consigliera, «fu Antonio Di Pietro ad opporsi contro la realizzazione di un inceneritore nel territorio colognese e a far naufragare il progetto dell’allora sindaco di Cologna Veneta. Adesso lo si ripropone in una zona in cui nessuno lo vuole».Dal convegno è emersa con forza la volontà di contrastare la scelta dell’inceneritore con tutti i mezzi possibili, dal ricorso al Tar, al coinvolgimento dei sindaci che si sono opposti a tale scelta.Si è così formato un comitato spontaneo per valutare tutte le iniziative da intraprendere come spiega l’architetto Vincenzo Genovese. «Dobbiamo mobilitarci e farci sentire», ha detto Genovese, «per far prevalere gli interessi dei cittadini e non far pagare a loro un impianto pericoloso per la salute e a costi dieci volte superiori agli impianti meno impattanti e pericolosi».«Appare priva di motivazioni se non sospetta l’ostinata volontà da parte della regione, dal comune e di Agsm, di installare un inceneritore a Cà del Bue quando esistono soluzioni meno pericolose e costose come ad esempio il trattamento meccanico biologico a freddo dei rifiuti».L.P.



Martedì 24 Febbraio 2009 CRONACA, pagina 10

IL COMITATO. Contestata la scelta dell’inceneritore di rifiuti per produrre energia. Intanto il bando scadrà il 15 aprile

Appello a Tosi: «A Ca’ del Bue meglio riciclare»

«Altre città hanno impianti rispettosi dell’ambiente. Contro la scelta di Verona ricorreremo al Tar»


Sì al riciclo, no all’inceneritore di rifiuti di Ca’ del Bue. E’ l’appello al sindaco Flavio Tosi, nella sua qualità di amministratore ma anche di primo responsabile in materia sanitaria e di igiene pubblica, del Comitato Ca’ del Bue, composto da Gruppo di lavoro sui rifiuti, Amici di Beppe Grillo, Grilli veronesi, Italia dei valori, Rifondazione comunista, Pdci, Sinistra democratica, Verdi, a cui partecipano anche singoli cittadini non appartenenti ad associazioni e a partiti.Il comitato contesta la scelta dell’inceneritore di rifiuti per produrre energia, proprio quando è già partito il bando europeo indetto da Agsm (scadenza 15 aprile), rivolto a privati, per costruire un nuovo impianto con forni a griglia. E contro la scelta dell’inceneritore il comitato non esclude di ricorrere al Tar. «I presupposti del ricorso ci sono perchè la scelta dell’inceneritore va contro il piano regionale e provinciale rifiuti che suddivideva la provincia di Verona in tre ambiti territoriali ottimali, Ato, che devono gestire in autonomia i rifiuti, e contro il Codice dell’ambiente che indica di privilegiare la differenziata».«Il costo presunto è di 118 milioni, in cambio della gestione privata dell’impianto per 25 anni», spiega Enzo Genovese, portavoce del Comitato, che ricorda come «tale impianto dovrà bruciare circa 600 tonnellate di rifiuti al giorno, a cui si aggiungerebbero 150 tonnellate di fanghi derivanti dai depuratori che dovrebbero essere inceneriti con i forni già esistenti, per gestire i quali verrà indetto un altro bando. Il progetto di fattibilità, allegato al bando, prevede inoltre di individuare una nuova discarica per le ceneri pesanti».Ma la soluzione prospettata, secondo il comitato — di cui fanno parte anche Giorgio Gabanizza (Sd), Silvano Massaro (Idv), Jack Salbego e l’ex assessore di San Giovanni Lupatoto, Ezio Zenati — con rifiuti provenienti anche da extra provincia «frenerà la raccolta differenziata che dovrà arrivare nel 2012 del 65 per cento, e quindi è in contrasto come le normative europee, nazionali e regionali. Ci sono impianti come a Vedelago, Ponte della Alpi, Colleferro, che hanno previsto un riciclo totale, senza bruciare e inquinare. Anche Verona dovrebbe dotarsi di quegli impianti».E.G.



Venerdì 10 Aprile 2009 PROVINCIA, pagina 27

IL NODO CA’ DEL BUE. I primi cittadini di San Giovanni, San Martino e Zevio in visita a Vedelago

I sindaci sposano la tesi del riciclo dei rifiuti

Zerman, Lorenzoni e Avesani d’accordo: «Questo è il futuro» La loro proposta è una raccolta differenziata molto spinta


Trasferta all’impianto di Vedelago, nel trevigiano, ieri per i sindaci di San Giovanni Lupatoto, Fabrizio Zerman, di San Martino Buon Albergo, Valerio Avesani e di Zevio, Paolo Lorenzoni. Trasferta fruttuosa», dice Zerman. «Trasferta altamente istruttiva», aggiunge Lorenzoni. «Abbiamo visto che c’è davvero da riflettere se chiedere alla Provincia di attivare per i nostri tre comuni un impianto di questo genere e con questa tecnologia», precisa Avesani.«L’inceneritore è una tecnologia del passato. Ce ne siamo resi conti vedendo l’impianto di Vedelago», aggiunge Zerman. «Qui ogni tipo di rifiuto è riciclato. La percentuale di recupero è superiore al 95 per cento. La questione ha due capisaldi. Da un parte c’è il presupposto di una raccolta differenziata spinta. Dall’altra la dotazione di tecnologie adatte alla lavorazione, che richiedono investimenti inferiori a quelli previsti a Ca’ del Bue».L’investimento preventivato per Ca’ del Bue è di 118 milioni di euro, peraltro a carico del privato assegnatario dell’appalto per i lavori e la gestione. Zerman sottolinea che vedendo questo impianto si capisce quanto i rifiuti siano una risorsa da riciclare e quanto invece l’incenerimento sia una sconfitta. «L’incenerimento è una bestemmia», commenta ancora. «Non dimentichiamo poi i posti di lavoro che si potrebbero creare con un impianto come quello di Vedelago», continua il sindaco lupatotino.«Penso che sia davvero opportuno realizzare un impianto di questo tipo al servizio delle nostre comunità», dice il sindaco Avesani. «La proposta alla Provincia la voglio fare davvero, se gli altri sindaci saranno d’accordo, anche se mi rendo conto che sarà una cosa lunga e difficile. Chi dice, a cominciare dai vertici regionali, che questo tipo di impianto non è adatto è perchè non è mai venuto qui e non l’ha mai visto in funzione. Chi vuole l’inceneritore afferma che non ci sono acquirenti per i materiali in uscita dal centro di riciclo? Qui assicurano il contrario».«Noi siamo già sulla buona strada», precisa il sindaco Lorenzoni. «A Zevio, prendendo come riferimento il mese di marzo di quest’anno rispetto a quello dello scorso anno, siamo passati al 72 per cento di raccolta differenziata partendo da un 40 per cento. Il riciclo dei rifiuti è la strada del futuro. Qui ci hanno spiegato che dal 32 per cento di quota secca riescono a ricavare un materiale che viene usato in Giappone per produrre carburante. Ca’ del Bue è il passato, specie se non dimentichiamo che sta in piedi soltanto grazie ai contributi statali Cip6».Secondo il sindaco di Zevio, la chiave di volta è l’informazione e l’educazione dei cittadini in tema di raccolta differenziata e di riciclo. «Quello che non ha fatto l’Agsm», sottolinea Lorenzoni.E’ il caso di ricordare che l’Agsm ha una posizione precisa su Vedelago: e cioè che non è possibile fare confronti con Ca’ del Bue in quanto il primo è un impianto che effettua solo il recupero dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, mentre l’inceneritore smaltisce i rifiuti urbani (Verona e provincia ne producono ogni anno 250 mila tonnellate). Ricordiamo che il centro riciclo di Vedelago funziona dal 1999, occupa 61 persone, ha un bacino d’utenza di 1.150.000 abitanti e nel 2008 ha trattato 27.062 tonnellate di rifiuti.R.G.



Sabato 06 Giugno 2009 PROVINCIA, pagina 29

«Selezionare i rifiuti come a Vedelago»


Tre Ambiti territoriali ottimali da istituire a livello provinciale, ognuno con i suoi impianti di selezione spinta del residuo secco. E’ questa la soluzione per evitare l’inceneritore di Ca’ del Bue e risparmiare parecchi soldi (12 milioni di spesa invece dei 118 previsti). Una soluzione ambientalmente sostenibile elaborata da tre tecnici veronesi che compongono il Gruppo di lavoro sui rifiuti: l’architetto Vicenzo Genovese, l’ingegner Francesco Zanetti e il perito Gianpaolo Butturini, esperti del settore. Il gruppo di lavoro parte dal presupposto della suddivisione del territorio della provincia di Verona in tre Ato, come stabilito dal piano provinciale dei rifiuti. «L’ipotesi è che un Ato debba smaltire circa 300 tonnellate al giorno di rifiuti e che il 60 per cento di queste sia materiale recuperabile tramite raccolta differenziata come prevede la legge per il 2012», dice l’architetto Genovese. «Gran parte di questo materiale si può riutilizzare rimettendola in circolo. Resta un 40 per cento, pari a circa 120 tonnellate al giorno, che è materiale non differenziato o non utilizzabile. La composizione approssimativa è 40 per cento di plastiche, 27 per cento di materiali come carta plastificata o tetratapak, 10 per cento umido, 5 per cento carta e altrettanto di vetro, di metalli, stracci, spugne e gomma». Questi materiali, secondo la spiegazione del tecnico, sono gli stessi che compongono la parte di rifiuti che ha mercato ma nel residuo secco sono mescolati insieme o accoppiati e quindi difficilmente differenziabili a cura dei cittadini. «Per la gestione di questo rifiuto proponiamo un impianto di selezione spinta del residuo secco con intervento manuale e uso di strumentazione meccanica, dagli aspiratori ai sistemi magnetici e a gravità, a ciò segue la granulazione dello scarto». L’obiettivo è di ottenere come prodotto finale una sabbia sintetica, molto richiesta dall’industria. «In questo modo si ricicla il 97 per cento di ciò che entra nell’impianto», aggiunge Genovese. «Il primo impianto potrebbe essere installato a Ca’ del Bue con un costo di circa 12 milioni di euro, un decimo della spesa per l’inceneritore, senza fumi nocivi e produzione di ceneri». L’impianto proposto è molto simile a quello in funzione a Vedelago, in provincia di Treviso. «Gli impianti proposti sono di dimensioni limitate e sono standardizzati», aggiunge Genovese. «Hanno un costo molto inferiore all’inceneritore e sono molto più flessibili nella loro gestione e controllo».R.G.