Gruppo di lavoro sui rifiuti

"Il riciclaggio dei rifiuti è garanzia di sostenibilità"

Prodotto coi rifiuti del vostro Comune

Questa è la scritta che potremo leggere sulle strutture delle isole ecologiche, sulle panche e sui giochi nei nostri parchi urbani, su bancali e pedane industriali, sulle pavimentazioni per piste ciclabili, sui cordoli per segnaletica stradale o sulle traversine ferroviarie.
Da un certo punto di vista è logico che, essendo noi responsabili dei rifiuti che produciamo, pensiamo anche alla loro sorte, reintroducendoli nel ciclo del consumo dei beni.

La maggior parte dei rifiuti che produciamo ha una destinazione precisa e un destino certo nel riciclaggio, grazie alla raccolta differenziata. Ma il residuo secco, cioè quello che il cittadino non riesce a separare in plastica, vetro, carta, metallo o umido, dove va a finire? Qualche anno fa si sarebbe detto che le uniche due destinazioni erano la discarica o l’incenerimento. Oggi non più, esiste l’impianto di Vedelago, esistono altri impianti come quello che descriviamo in queste pagine.

L’impianto avanzato di stampaggio della plastica oggetto di questo sito, riceve in ingresso una miscela di plastiche che tollera un grado di impurità maggiore rispetto ad un impianto tradizionale. In particolare:

  1. tollera la presenza di plastiche diverse miscelate, provenienti sia dalla raccolta urbana (plastica post-consumo), sia dall’ambito industriale;
  2. tollera la presenza di materiale inerte fino a circa il 30% della miscela, oltre basta aggiungere altra plastica del punto precedente;
  3. tollera un contenuto di umidità del materiale fino al 5%, oltre occorre spendere energia per togliere l’acqua;
  4. non tollera oltre una certa quantità sostanze che degradano (come il PVC) e creano acidi (ad es. acido cloridrico) che ostacolano il processo, salvo l’aggiunta di additivi.
Dai punti 2 e 3 si evince che l’impianto avanzato di stampaggio della plastica può trattare anche il residuo secco urbano.
Non danno particolare fastidio i pannolini, elemento spesso indesiderato nelle selezioni sia meccaniche che manuali.

Fine nastro all’impianto di Torretta di Legnago



La plastica di cui si parla al punto 1 del precedente elenco viene principalmente da due filiere:

  • la plastica post-consumo è quella proveniente dalle case dei cittadini, separata dagli stessi e raccolta tramite la raccolta differenziata;
  • la plastica proveniente dall’ambito industriale, soprattutto come sfrido o scarto delle lavorazioni.


E’ chiaro che la plastica raccolta negli opportuni cassonetti o a domicilio ha come prima meta quella di essere ulteriormente differenziata e riciclata separatamente polimero per polimero (polietilene PE, polipropilene PET, polietilentereftalato PET,..). Nella provincia di Verona questo avviene nell’impianto Serit di Cavaion, al consorzio Cerea, presso la Transeco, all’impianto di Torretta (Legnago). Tuttavia ne rimane una parte detta fine-nastro (figura) che è il rifiuto della differenziazione meccanica della plastica, ed è questa che viene utilizzata nell’impianto in oggetto.
La plastica raccolta presso le industrie è spesso di un tipo unico e definito e di qualità costante. Al contrario della plastica post-consumo, quella da scarto industriale non è sporca di materiali estranei.
Quindi, la materiale che deriva dagli scarti plastici delle industrie è plastica omogenea, mentre i rifiuti plastici provenienti dai centri urbani danno origine a plastica eterogenea. L’eterogeneità della plastica va ad influire sulle caratteristiche del materiale, resistenza, peso, aspetto, consistenza e lavorabilità. Se l’eterogeneità non è controllata durante il processo di produzione, le caratteristiche variano in maniera altrettanto incontrollata (non necessariamente peggiorativa).

Nastro trasportatore a Torretta di Legnago